Monthly Archive for Febbraio, 2008

Peppe e il calcio

Oggi ho accompagnato un ragazzino a scuola e, mentre aspettavo il suono della campanella, ho osservato una noiosissima partita di calcetto fra mocciosi, dove, l’evento più elettrizzante è stato che uno dei piccoli pirla ha sbattuto la faccia. Osservandoli non ho potuto fare a meno di tornare indietro nel tempo e pensarmi a quell’età. Dico subito che il pensiero non è stato bello perchè è tornato a galla un mio vecchio incubo: il Calcio. Minchia!

Incredibile come uno sport possa diventare fonte inesauribile di paure, stress e ansie e io ringraziando Dio le ho avute tutte. Come è noto nel calcio ci sono diversi ruoli per rispettive capacità atletiche/psicologiche e come è altrettanto noto Madre Natura, che è cinica, non solo decide che devi nascere un pò goffo e impacciato ma aggiunge anche che devi essere scarso a calcio. E’ la fine, soprattutto per un ragazzino. Puoi metterti una croce sopra, spera almeno di imparare a suonare uno strumento musicale.

Io piccolo e il calcio eravamo sciarriati, ma sciarriati forte, mentre Io grande e il calcio, adesso, andiamo più che d’accordo. Per farvi capire meglio ho diviso il mio periodo calcistico in categorie, dove chiaramente il protagonista sono sempre io e l’antagonista è sempre il calcio. Andiamo con ordine:

Peppe e il pallone= Parto subito dicendo che il pallone ti cambia la vita, senza pallone sei niente. Devi essere un misto fra Ronaldo e Maradona per meritare un posto in squadra, oppure devi giocare all’Oratorio dove il Don Marco di turno fa giocare tutti. Se non hai pallone sei emarginato, destinato all’isolamento forzato, costretto a guardare una partita che neanche ti interessa solo perchè tua madre ti ha ordinato di uscire da casa per socializzare con gli altri ragazzi, ma a te quel pomeriggio interessa solo Bim Bum Bam e non te ne fotte niente di altro. Io il pallone l’ho avuto, ma tardi, il tempo necessario di essere preso per il culo da tutti quelli a cui chiedevo di giocare. Ma quando ho avuto il pallone la storia è cambiata, con il cazzo che facevo giocare chi prima mi aveva deriso. Ti senti il Re del Mondo e provi una goduria pazzesca nel dire a qualcuno: “Tu non giochi!”. E’ il primo approccio con il potere. Ma capirete bene che prima di avere il pallone era un incubo mettersi i pantaloncini e le scarpedatennisconilbucoall’altezzadell’alluce per andare a giocare con un cazzo di SuperSantos sotto casa.

Peppe e la tintura di iodio= Che traumi. Ogni partita/partitella o anche quattro passaggi in campagna hanno lasciato sul mio corpo segni indelebili. Ogni cosa che facevo era almeno una ferita, se mia madre non mi vedeva sanguinante e moribondo si accorgeva subito che non avevo giocato. E quando un bambino si ferisce che cosa gli si mette sulla ferita? Ora lo so, ma 10/12 anni fa si usava la odiata tintura di iodio. Me la metteva sempre mio padre, un incubo. Il risultato era che il giorno dopo andavo a scuola tutto arancione. La paura di farmi male ha sconvolto la mia esistenza.

Peppe e l’insalata= Diciamo pure che gli altri ragazzi non litigavano per avermi in squadra, anzi. Ero sempre l’insalata, l’elemento dispari di tutto il parco giocatori. Per esempio: se eravamo 9, nel momento in cui si facevano le squadre, con le conte che man mano si cresceva diventavano sempre più volgari, io rimanevo sempre per ultimo e giocato come insalata. Appena si stabiliva con quale squadra avessi dovuto giocare, con l’orgoglio sotto le scarpedatennisconilbucoall’altezzadell’alluce e la testa basta mi accincevo a mettermi in porta, l’unico punto, a detta loro, dove avrei potuto fare meno danni. Ma non era così. Purtroppo.

Peppe e il portiere= Messo in porta per forza senza diritto di uscita, ho scoperto l’ebbrezza della responsabilità. Per farmi valere ero disposto a rompermi qualsiasi parte del corpo e a bucare/rompere/distruggere anche la tuta nuova comprata dalla nonna al mercatino. Cascasse il mondo dovevo tuffarmi, provare in tutti i modi a prendere il pallone calciato qualche secondo prima da qualche saccente testadicazzo ragazzino che appena ha visto che in porta ci stava un ragazzino robusto e un pò impacciato (cioè io) ha pensato che da quella partita sarebbe uscito supercapocannoniere facendo almeno 5 gol. Che poi 5 gol me li faceva davvero ma io godevo come un pazzo quando gli paravo almeno solo uno dei 2376 tiri. In porta ho vissuto i miei migliori momenti calcistici, ho riscattato anni di delusione vissuti in attacco o in difesa.

A ben pensarci la mia adolescenza non è stata poi così serena.

Peppe

Non c’è più niente da vedere

E’ in coma.

Incidente con la macchina la scorsa sera, una macchina che non poteva guidare perchè minorenne. Dicono che qualcuno gli abbia tagliato la strada ma a questo punto poco importa. E’ in coma e il suo corpo reagisce male a qualsiasi farmaco andando così in crisi, e con lui i suoi pochi familiari. Non so se mai si riprenderà ma era più che lecito pensare ad un epilogo del genere. Come in un film drammatico, una fine studiata ad hoc per far piangere lo spettatore, una fine che si intreccia perfettamente con lo stile di vita e annesse minchiate portato avanti dal protagonista. Tante stronzate commesse, era il più odiato dal palazzo perchè considerato il più pericoloso, Polizia e Carabinieri che si alternavano per venirlo a prendere direttamente a casa, un rompicoglioni di prima categoria. Un rompicoglioni a cui pensavo di dare una bella timpulata in faccia se mai mi avesse disturbato. Ora è lì, disteso su un letto dove credo lotti contro tutti e tutto, con la stessa forza con cui ha lottato per farsi sentire da qualcuno, per far capire il suo disagio e per comunicare la sua paura. Accanto a lui gli stessi genitori che non sono stati in grado di aiutarlo, gli stessi genitori che avranno miliardi di attenuanti ma che non servono ad un cazzo perchè la realtà è che un ragazzo adesso è in coma. Mica niente. E’ un insuccesso per tutti, un film pacco. Chi non ha colpa?

La fine in un modo o nell’altro è vicina. Il film è finito. Non c’è più niente da vedere.

Peppe

Assente ingiustificato

Ebbene si. Il tempo scarseggia e la fantasia altrettanto.

Ho alcuni post salvati che dovrò terminare e che appena posso pubblicherò.

Io sto bene, lavoro, lavoro e poi lavoro ma sono contento.

Una rapida capatina da queste parti, se mai ne sentivate la mancanza, e una ancora più veloce ritirata.

Buona notte a tutti e mi raccomando di non perdervi, questa sera, la prima puntata del Festival di Sanremo, perchè si sa che Sanremo è Sanremoparapappappapara (banalità pura, scusate). E poi con tutti i soldi che paghiamo per il canone meritiamo almeno che il Pippo Nazionale con annessi cantanti e super ospiti venga a presentare sto Festival nel nostro bel saloncino mentre siamo spaparanzati sul divano. E vabbè.

Notte.

Peppe 

Peppe 2 -Il ritorno-

Ebbene si!

Dopo 4 anni dal grande infortunio, Peppe, ritorna in campo.

Fantastica partita di calcio a 7 disputata ieri.

Questi i numeri del mio ritorno in campo:

2 gol, 1 assist, 2 litri di acqua bevuti nei primi 5 minuti di partita, 1 unghia del piede rotta, 1 bolla sempre sul piede, 5 tiri in porta, 1 superparata, 10 minuti di apnea, 3 minuti disteso a terra senza respiro, 5 dribbling riusciti, 10 dribbling non riusciti per insufficienza respiratoria, 6,20 euro pagati per la partita, 10 euro spesi per comprare le lentine a contatto, 5-6 dolori nuovi non riconosciuti e tanta tanta stanchezza.

Ora mi ritrovo davanti al pc con dolori sparsi lungo la schiena e sulle gambe ma poco mi interessano. Non vedo l’ora di fare la prossima partita!

Peppe